Zanzibar

L’isola che non c’è

Certo, sono una fan di Edoardo Bennato, ma la sua stupenda canzone “L’isola che non c’è” in questo caso non c’entra nulla.

Quindi non è una canzone?

Una delle meraviglie di Zanzibar che ci sono rimaste nel cuore è l’isola che non c’è..

Sì, l’abbiamo chiamata così perchè è talmente incredibile che sembra proprio di immaginarla ..non di vederla davvero!

Se non è una canzone, di certo è comunque musica!

E poi perchè è una lingua di sabbia in mezzo al mare, al largo della capitale Stone Town, e può succedere che a causa delle maree diventi così piccola da scomparire..

isola che non c'è zanzibar

Decisamente mozzafiato la vista dalla barca mentre si arriva a destinazione, guardate qui!

isola che non c'è zanzibar

L’isola è, manco a dirlo, abitata solo dai granchi e dai gabbiani. Non c’è altra traccia umana oltre al piccolo gazebo, allestito allo scopo di accoglierci per il pranzo, e prontamente smontato a fine pasto.

isola che non c'è zanzibar

Un sogno ad occhi aperti potersi meravigliare di tanta abbagliante bellezza.. Che emozione camminare nella sabbia morbidissima e bianchissima, fare il bagno nelle acque calde ed incredibilmete colorate!

Chiaro che la foto rende abbastanza bene l’idea, ma ovviamente trovarsi lì è tutto un altro guardare!!

isola che non c'è zanzibar

Quando siamo arrivati c’erano solo i gabbiani ad accoglierci.

NESSUN ALTRO se non noi della barca, un’esclusiva per un giorno che merita proprio di essere provata!

Abbiamo pranzato sull’isola e dopo un po’ di relax siamo andati via a malincuore..

Era proprio necessario fare tappa a Prison Island?

Questa è stata l’unica volta che ci siamo affidati al personale dell’albergo per l’escursione, e non abbiamo organizzato noi come al solito con il supporto dei beach boys.

Ah, fosse stato per me, avrei trascorso di sicuro tutto il tempo della gita sul lembo di sabbia, invece di fare prima tappa a Prison Island, un’isola dove sono tenute in cattività le tartarughe giganti.

Le malcapitate tartarughe non sono originarie di Zanzibar, arrivano probabilmente dalle Seychelles. Sono costrette a vivere tutte insieme in un recinto per la “gioia” dei turisti (di certo non nostra) che possono dar loro da mangiare.

Ci hanno fatto molta pena, poverine.. 

E non vi racconto che odore fanno gli abbondanti escrementi in cui sono costrette a muoversi le povere tartarugone.. 
Anche se non è certo per questo, a me è sembrato che l’isola prendesse il nome proprio a causa dei recinti in cui sono rinchiuse le tartarughe.

Gli animali devono essere lasciati in pace liberi secondo me!!

tartarughe giganti prison island zanzibar

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